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Pro Loco Eraclea Mare - Info Tourist Office

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La Sua Storia
Scritto da Administrator   
sabato 20 gennaio 2007

Eraclea

 

  

è un comune di 12.459 abitanti in provincia di Venezia affacciato sul golfo che prende il nome dalla serenissima città. Fino al 4 novembre 1950 si chiamò Grisolera (con decreto n. 1061 del Presidente della Repubblica Italiana Luigi Einaudi, ma su inziativa dell'allora Sindaco Guerrino Burato e del segretario comunale rag Aldo Tassoni, il nome venne modificato in quello attuale: ERACLEA); in quell'anno, il comune deliberò di assumere il nome dell'antica città romano bizantina, i cui resti si trovano al confine del territorio comunale nei pressi della località di Cittanova, verso San Donà di Piave. Il nucleo storico della cittadina bassomedievale, di cui oggi nulla resta, si formò con la fuga verso la sicurezza della laguna delle popolazioni romane provenienti dalle cittadine di Oderzo (Opitergium) e Concordia Sagittaria sacheggiate dai barbari.

 

Il primo nome della città bassomedievale di Eraclea fu Melidissa, dal greco Meliedes luogo migliore. L'iniziale insediamento umano ebbe infatti luogo all'interno delle lagune che si estendevano lungo tutto l'arco dell'alto adriatico, a partire dal Po fino al Tagliamento. Il mare era separato dal bacino lagunare da un cordone litoraneo sabbioso intervallato dalle foci dei vari fiumi il cui delta si apriva all'interno delle medesime lagune. I primi abitanti di quella che diventò in breve la più grande cittadina delle venezie della laguna erano i profughi delle più importanti città romane che si susseguivano lungo la via Annia in fuga dalle devastazioni causate dalle invasioni di popolazioni barbariche nel periodo che va dal principio del VI secolo fino all'inzio del VII. La maggioranza di loro proveniva dalla cittadina di Opitergium (Oderzo) mentre altri provenivano da Altino, Concordia Sagittaria e Aquileia.

L'agglomerato urbano si espanse su un'isola che, separata dalla terraferma da acque profonde, garantiva la sicurezza dei rifugiati dalle incursioni in massa e dalle razzie periodiche delle schiere militari al seguito delle orde barbariche che migravano attraversando la pianura padana.

Verso la metà del VII secolo, Eraclea era già la città maggiore dell'estuario, in posizione centrale, cinta da alte mure e difesa da ben ordinati corsi d'acqua, con carattere spiccato di fortezza atta a resistere agli assalti da terra e dal mare. A levante guardava il mare, protetta da una larga distesa di sabbia popolata da pini marini; ai lati di mezzodì e tramontana aveva dei canali ed a ponente dei fitti boschi e terre coltivate che confinavano con il territorio trevigiano, altinate e opitergino.

L'isola modesta dei marinai, pescatori e cacciatori era ormai una città importante (sembra con 90.000 abitanti) residenza gradita e capitale invidiata delle lagune venete. In essa sorgeva la cattedrale di san Pietro Apostolo fondata da San Magno.

 

Le popolazioni che si insediarono in Melidissa erano di cultura e costumi romani e mantennero stretti rapporti con i centri del potere imperiale che si era conservato in oriente e nell'esarcato attorno alla citta di Ravenna.

Lo stretto rapporto Bisanzio permise la strutturazione del sistema gerarchico cittadino sull'esempio di quello di tradizione romana: capo militare indiscusso era appunto il DUX, figura da cui deriverà poi il Doge della Serenissima.

 l comune di Eraclea è incassato fra l'ultimo tratto del fiume Piave e quello del fiume Livenza in un'area che fino agli anni trenta del secolo scorso era pressoche spopolata a causa della malaria endemica nonché coperta da paludi e canne palustri. Basti ricordare che, fino all'inizio dell'opera di prosciugamento delle paludi, l'82 % del territorio comunale era occupato da specchi acquei, canali e paludi. La diffusa presenza umana ha avuto inzio con le bonifiche pubbliche successive alla prima guerra mondiale (Consorzio Ongaro Inferiore, poi Consorzio di Bonifica del Basso Piave).

Il comune di Eraclea è stato occupato dall'esercito austroungarico dal momento dell'offensiva di Caporetto fino alla liberazione con lo spostamento del fronte dopo la battaglia di Vittorio Veneto. L'esercito italiano nel corso della ritirata fece saltare tutte le dighe e gli argini delle da poco iniziate bonifica: l'intero territorio comunale torno ad essere allagato ed impaludato per il restante corso della guerra. Nel 1919 venne subito reiniziate le opere di bonifica che proseguirono per tutti gli anni venti e i primi anni trenta. Dall'attività realizzata dal cav. Marco Aurelio Pasti per il prosciugamento delle paludi poste alle spalle del cordone sabbioso litoraneo è nata la spiaggia di Eraclea: Eracleamare. Proprio nel corso di quelle prime attività di arginamento delle terre emerse inziò l'attività che formo la principale peculiarità della riviera eracleense: il cav. Pasti nei primissimi anni 20' piantumò le dune che correvano lungo la costa con migliaia di pini comuni (Pinus pinea). Questi ultimi servivano a rinforzare i rialzi sabbiosi preservandoli dall'erosione del vento e delle mareggiate.

 Eracleamare

 

 

è oggi la riviera della città di Eraclea; è posta a sei chilometri a sud est del capoluogo ed è una spiaggia a dimensione d’uomo e… natura: si caratterizza infatti per le sue peculiarità ambientali (la laguna del Mort e la pineta marittima) ed il suo ritmo della vita coerente al verde che la circonda (una città slow).


Fra le dune, spesso suddivise in più cordoni, tutti paralleli al mare, e la pineta i raggi del sole arrivano più tiepidi e temperati dall'ombra, i suoni dal mondo arrivano attutiti. Il litorale di Eraclea è un piccolo angolo rubato al paradiso, un'oasi di mare e habitat incontaminato dove rilassarsi immersi nel verde più rigoglioso. E’ il luogo ideale per una vacanza con la famiglia, per cullarsi nel dolce suono della risacca, per giocare con i bambini nella spiaggia poco affollata. Eraclea Mare è un luogo tranquillo, ideale per il relax. Alberghi, villette sul mare, bungalow e campeggi sono immersi nel verde. Caratteristici di questo tratto di riviera sono anche i servizi all'insegna dell'ambiente naturalistico. Il clima tipico del litorale alto Adriatico, viene definito con il termine 'temperato, fresco a estate calda’. La cosiddetta 'Perla dell'Adriatico' è una spiaggia lunga oltre quattro chilometri, ancora in parte integra e inviolata, soprattutto se paragonata alle spiagge vicine, fortemente urbanizzate. La lussureggiante Pineta è costituita da circa 3500 pini adulti a 'ombrello aperto' (pinus pinea), una delle meraviglie dell'alto Adriatico. Altro elemento notevole dal punto di vista ambientale è la cosiddetta Laguna del Mort, un tratto di mare separato dalle acque libere. Un miracolo della natura che può essere ammirato in tutta la sua bellezza al tramonto dal porticciolo turistico situato proprio tra la Pineta e la battigia. Questa enclave marina si è formata nel 1936 quando, nel corso di una piena, il Piave, che prima sfociava poco oltre l'entrata di questa laguna, sfondò il fragile cordone dunoso che lo separava dal mare lungo il suo argine destro e sfociò direttamente nell'Adriatico presso l'odierna località di Cortellazzo. Con l'accorciamento del percorso del fiume, il vecchio alveo si interrò nei pressi della "rotta" restando senza più contatto con l'acqua dolce e facendo così nascere questo braccio di mare chiuso su quasi quattro lati da dune e pineta. Una ulteriore testimonianza di come la natura sia essa stessa uno ‘spot’ per questa località unica nel suo genere, confermato anche dal riconoscimento ottenuto nel 2003 da Legambiente: l’enclave del Mort è una delle 11 più belle spiagge d’Italia.

 

Ultimo aggiornamento ( sabato 10 febbraio 2007 )